giovedì 5 gennaio 2012

i racconti di Nessuno: Una canzone per Elsa

Affacciandosi da un balcone, fumando una sigaretta...tutto questo sembra così magico seduto davanti la tastiera di un computer. I giovani d'oggi sono così affamati di tutto quello di cui sono affamato io. Vogliamo la gloria, una rete sociale così vasta che neanche riesco ad immaginarmela tutta. Soldi. Donne. Insomma, quando iniziai a pensare di diventare uno scrittore di fantascienza immaginavo tutto questo a portata di mano. Magari doveva passare un anno, magari due.
Dovevo prendermi decine e decine di libri da leggermi. I classici della fantascienza di Asimov, tutti i libri della collezione Urania, tutti i numeri di Martin Mystere e Nathan Never.
Procedendo con la lettura di tutto questo malloppo letterario (diluito con qualche uscita di tanto in tanto), passai un bel pò di tempo, in cerca di qualche ispirazione mistica.
In realtà nei due anni seguenti a quella decisione drastica rimediai solo un paio di citazioni in blog di seconda mano, ma tutto sommato potevo contare su una buona amicizia di gruppi letterari, soprattutto a Firenze. Pisa era considerata solo una nicchia per gente interessati alla cultura classica, come Dante Alighieri e Torquato Tasso.
Stavo per mollare, ero a corto di soldi e dovevo sbrigare delle faccende per il mio lavoro.
A dire la verità, il mio lavoro di postino andava bene. La gente spediva pacchi utilizzando tutti i canali principali ed io non potevo aver paura di perdere quel tipo di lavoro, visto che uno dei miei vecchi professori mi avesse fatto notare quanto la tecnologia e la robotica avesse velocizzato enormemente il processo di produzione togliendo lavoro alle famiglie. Il progresso è una cosa buona, tranne quando toglie l'inventiva alle persone.

La mattina in cui successe tutto, quando diventai quello che sono adesso, accadde quasi tutto per caso.
Stavo portando una lettera, indirizzata a Elsa Giacinto, nell'albergo più prestigioso della città. Arrivai con un certo fiatone, poichè ero in ritardo per il mio solito giro. Entrai da quelle porte scorrevoli, inconsapevole che la mia vita sarebbe cambiata, nel giro di pochi minuti.
Il lettore sarà anche inconsapevole del fatto che avevo un certo subbuglio nello stomaco, non solo per l'ambiente intorno a me. Il fatto è che conoscevo già Elsa, la destinataria della missiva. Ella fu la mia ragazza per 3 anni, per poi lasciarci di nostra reciproca volontà. Lei aveva la mente concentrata solo sul lavoro di traduttrice, io dovevo ancora laurearmi alla magistrale ed ero a corto di idee.
I litigi che avevamo frequentemente non ci aiutavano, ed un giorno ci accorgemmo che forse lasciarci era la cosa più giusta da fare.
E adesso mi ritrovavo da quelle parti, io nel mio ruolo di postino e con una carriera di scrittore che non mi faceva andare da nessuna parte, lei probabilmente aveva sfondato nel suo campo e adesso accompagnava qualche gruppo cinese venuto a Pisa per concludere chissà quale affare.
La stavo cercando con lo sguardo, ma non la vedevo da nessuna parte. Una cosa non mi tornava: perchè una lettera destinata a Elsa doveva essere consegnata in quell'hotel?
Andai verso le reception con questa domanda in mente. L'ambiente attorno a me era pieno di persone, probabilmente un gruppo di turisti appena giunto in città.
- ehi, guarda un pò chi è arrivato- disse una voce femminile, attirando la mia attenzione. Era lei, Elsa. Capelli lunghi biondi e occhi di ghiaccio, con un sorriso che ti rapisce il cuore. Ma ovviamente feci finta di nulla, e la salutai cordialmente.
- quindi adesso fai il postino?- ridacchiò lei.
- è un mondo come un altro per guadagnarmi da vivere, Elsa. Tu come stai? non ti vedo da secoli-
- io sto bene. Non mi hai più chiamata, neanche per gli auguri di Natale-
- è vero, ma non mi risulta che tu abbia avuto il tempo di chiamarmi-
lanciò un sorriso. Tenero, non lo posso negare. Per un secondo mi è passata l'idea di baciarla, lì sul posto.
Ma non feci nulla, e adesso scrivo con un rimpianto enorme che mi divora il cuore, ma non potevo immaginare la fine che avrebbe fatto.
Quando arrivò il receptionist, fummo investiti da un'esplosione all'ingresso.

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